Archivio per febbraio 2012

Salimbeni & Santoni a SKY sport 24

I numeri 10. Michel Platini.

Platini: il numero dieci strutturalista. Le varie parti compongono un tutto di bellezza impeccabile: quel tutto è la più limpida raffigurazione del genio che si possa immaginare. Ma è anche laido, astuto, sfrontato, proprio perché genio. Se scomponiamo Michael Platini, vedremo che egli ha tutto del dieci: ne ha l’eleganza, il carattere, la classe, i numeri. E ha anche tutto dello stile della squadra in cui ha militato, la Juventus. Un giorno l’Avvocato, assistendo all’allenamento alle punizioni di Platini, si lamentò che non le tirasse da più lontano, e che non usasse le sagome. Platini tacque, poi, quando Agnelli stava per uscire dal campo dallo stretto cancellino laterale, distante una cinquantina di metri, tirò una bomba che superò il patron da sopra la spalla e andò a infilarsi nel cancello.

Like this on Facebook

Videointervista per Valdarnopost

Andrea Tani di Valdarnopost ci intervista nel backstage del Fahrenheit Festival.

Tribuna della memoria. Parte 2.

“…ci si chiede che fine abbia fatto Baresi, saltano fuori nomi strani… Stromberg, Centofanti, Zavarov, Lalas, Bruno, Otero; c’è perfino chi, folgorato in una sua personale Damasco, ricorda Daniele Zoratto, il mediano brevilineo e un po’ sgraziato che una volta fu convocato in nazionale, a trentatré anni suonati, da Sacchi ovviamente, e da Sacchi, ovviamente, si passa a Baggio…”

Like this on Facebook

Due nuove recensioni

Giuliano Pavone, autore tra gli altri del romanzo a sfondo calcistico L’eroe dei due mari, ha recensito LADRB per Quasi rete, il blog letterario della Gazzetta dello Sport.

Segnaliamo inoltre questa recensione su Lettera, a firma Luigi Brasili, scritta a metà gennaio ma da noi scoperta solo adesso.

Un appuntamento e una recensione

Sabato 18 febbraio saremo ospiti del Fahrenheit festival, dove presenteremo il nostro romanzo. Ore 21:15, presso l’Auditorium Le Fornaci di Terranuova Bracciolini.

Segnaliamo altresì questa recensione a firma Raffaello Ferrante, per Mangialibri.

Alvaro e la Pinetina

Alvaro tirò fuori la paletta dalla tasca del grembiale e cominciò a scavare proprio sotto l’albero. Estrasse dalla buca una maglia nerazzurra. La scrollò dal terriccio. Sul retro c’erano il numero 10 e il nome ‘Baggio’:

<<Tenetela voi. È la maglia dell’ultima partita di Roberto all’Inter. Ricordate? Lo spareggio contro il Parma… Ah, quante ne ha dovute sopportare, prima. Anche lui era un esule, all’Inter. Senza che lo avesse scelto, o meritato. Ma nonostante tutto, in quella partita…>>

Like this on Facebook

I numeri 10. Zinedine Zidane

Zidane, il numero dieci disorganico e meticcio. L’altro grande genio francese, così diverso da Platini, eppure suo erede, saltando a piè pari proprio Roberto Baggio. Il suo numero dieci è una patria interrazziale. Egli è un rivoltoso taciturno. Caso unico di completezza tecnico-tattico-fisica – precisione, tiro, lancio, colpo di testa, possesso palla, visione di gioco, stazza, corsa, posizione – vince di tutto. Palloni d’oro, coppe del mondo, campionati. Vince anche la bruttezza, infondendo in un corpo di bestia la grazia di una bella. I suoi assist sono di una precisione stupefacente, sono cristalli di luce. Con la famigerata testata a Materazzi, infine, supera se stesso e il senso comune. Per una volta l’umano troppo umano dice no ed entra nella storia.

Like this on Facebook

Il sorriso di Mazzone

Qualcuno lo ha amato, poi, Baggio? Qualcuno gli ha voluto bene davvero? Uno Schillaci, un Hubner non potevano amarlo per i suoi assist: era gratitudine, stupore, quasi paura, ché come ha dato può togliere. Solo Mazzone poteva amarlo. Perché Baggio richiede dedizione, a Baggio non puoi far domande, e il tuo amore non sarà mai equilibrato, perché non importa quanto puoi star male tu, quello che soffre sarà sempre lui. E non importa quanto sarai bravo a schierare la squadra in campo, quello che farà i prodigi sarà sempre lui. A Baggio serviva un padre così vecchio e saggio da non poterlo invidiare: ci pensi tu Roberto? E Roberto ci pensa, prima cercando il mondiale, poi, ancora più bello, ancora più amato, continua a giocare e segnare, solo per la voglia di sentire ancora una volta quel dolore alle ginocchia e vedere quel sorriso sul volto del vecchio…
Like this on Facebook

Vincere un mondiale con Roberto Baggio

Roberto Baggio è stato una parentesi singolare nella storia del calcio italiano. Forse era un brasiliano o forse un alieno. Sicuramente era maledetto, perché non ha vinto. E meno male! Una vittoria con Baggio ai campionati del mondo sarebbe stato un precedente letale. Vincere con Roberto Baggio sarebbe stato un trauma troppo doloroso per lo spirito italiano. E sapete perché? Perché sarebbe stato troppo bello. Un mondiale con Baggio? Come avremmo potuto vivere da quel momento in poi? Saremmo finiti in un’illusione eterna. Saremmo impazziti, altroché!

Like this on Facebook




In tutte le librerie.
Oppure
online.

Rassegna stampa

LADRB su Anobii