Archive for the 'I numeri dieci' Category

I numeri 10. Pelé.

Pelé: il numero dieci antropologico. È fin troppo facile: Pelé è il genio nero in bianco e nero, il seme della mitologia verdeoro, il disco dal quale si dipanano
i fili e i raggi delle generazioni a venire, il padre fondatore e l’eterna pietra di paragone. I suoi assist sono una sconfitta personale – per una volta non sono riuscito a segnare! – i suoi gesti sono secchi ed eleganti, nascono già scolpiti nella storia del calcio. È una punta, come negarlo, ma per classe, nobiltà e straripante potenza non può che appropriarsi anche del 10.

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I numeri 10. Diego Armando Maradona.

Maradona, l’insuperabile. Il numero dieci per eccellenza ed eccedenza. Paradigma del genio e pirata della vittoria. Egli è l’eccesso trionfante esultante dilagante, il cuore di una città e di una nazione. Diventa mito, religione dell’umano. Diventa napoletano, più acclamato di San Gennaro. Impertinente all’inverosimile, ogni gesto lo rappresenta e rappresenta il numero dieci. I suoi assist sono gesti di una sfrontatezza inaudita, verso avversari, compagni e destino. Agli avversari dimostra la propria superiorità; ai compagni rammenta l’impossibilità di rubargli il palcoscenico, sia pure con i gol; al destino lancia una sfida, dimostrando che può fare di tutto, ma proprio tutto: persino essere generoso.

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I numeri 10. Michel Platini.

Platini: il numero dieci strutturalista. Le varie parti compongono un tutto di bellezza impeccabile: quel tutto è la più limpida raffigurazione del genio che si possa immaginare. Ma è anche laido, astuto, sfrontato, proprio perché genio. Se scomponiamo Michael Platini, vedremo che egli ha tutto del dieci: ne ha l’eleganza, il carattere, la classe, i numeri. E ha anche tutto dello stile della squadra in cui ha militato, la Juventus. Un giorno l’Avvocato, assistendo all’allenamento alle punizioni di Platini, si lamentò che non le tirasse da più lontano, e che non usasse le sagome. Platini tacque, poi, quando Agnelli stava per uscire dal campo dallo stretto cancellino laterale, distante una cinquantina di metri, tirò una bomba che superò il patron da sopra la spalla e andò a infilarsi nel cancello.

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I numeri 10. Zinedine Zidane

Zidane, il numero dieci disorganico e meticcio. L’altro grande genio francese, così diverso da Platini, eppure suo erede, saltando a piè pari proprio Roberto Baggio. Il suo numero dieci è una patria interrazziale. Egli è un rivoltoso taciturno. Caso unico di completezza tecnico-tattico-fisica – precisione, tiro, lancio, colpo di testa, possesso palla, visione di gioco, stazza, corsa, posizione – vince di tutto. Palloni d’oro, coppe del mondo, campionati. Vince anche la bruttezza, infondendo in un corpo di bestia la grazia di una bella. I suoi assist sono di una precisione stupefacente, sono cristalli di luce. Con la famigerata testata a Materazzi, infine, supera se stesso e il senso comune. Per una volta l’umano troppo umano dice no ed entra nella storia.

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I numeri 10. Gianni Rivera.

Gianni Rivera. Rivera, il numero dieci perfetto e per difetto. I sostenitori affermano che trasformasse in oro tutto quello che gli passava fra le dita dei piedi. Chi gli preferiva Mazzola, lo accusa di essere un miraggio di bambagia, una principessina tracotante. I suoi ripetuti dribbling a rientrare, a rimpiattare, a caracollare, con la suola della scarpa, con la punta del piede, a centrocampo, al limite dell’area sono una carezza e una canzonatura, i triangoli chiamati, i lanci e i colpi di tacco sottilissime tele di ragno; i suoi tiri sono la lingua pungente di una vecchia serva. Prolifico e solo apparentemente superfluo, discontinuo e determinante, bandiera discussa, genio compreso, è con lui che consacra il ruolo e la definizione ufficiale del fantasista.

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I numeri 10. Giancarlo Antognoni.

Giancarlo Antognoni: il Signore dalla Sfera di Cuoio. Il numero dieci pitagorico.   È l’intera tabellina tattica del due, allo stesso tempo un quattro, un otto, un dieci. I suoi lanci sono un perfetto esempio di geometria applicata, i suoi gol un connubio fra le potenze delle natura e le arti umanistiche. Al numero dieci offre l’eleganza del baronetto, la prestanza del puledro e un tocco di romantica sventura. Un colpo alla testa lo costringe a lottare fra la vita e la morte, e a perdere uno scudetto; un infortunio lo costringe a saltare la finale dei mondiali di Spagna. Uomo squadra, fantasista per diritto, regista di fatto, goleador mancato, gioca osservando il cielo stellato sopra di lui.

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