Posts Tagged 'Ascensione'

I numeri 10. Pelé.

Pelé: il numero dieci antropologico. È fin troppo facile: Pelé è il genio nero in bianco e nero, il seme della mitologia verdeoro, il disco dal quale si dipanano
i fili e i raggi delle generazioni a venire, il padre fondatore e l’eterna pietra di paragone. I suoi assist sono una sconfitta personale – per una volta non sono riuscito a segnare! – i suoi gesti sono secchi ed eleganti, nascono già scolpiti nella storia del calcio. È una punta, come negarlo, ma per classe, nobiltà e straripante potenza non può che appropriarsi anche del 10.

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Il Generale & Ludus Pinski – Non È Un Miraggio! Roberto Baggio

Un canto della memoria

Roberto Baggio è un uomo.

Ma è anche un miracolo.

Ed è pure un miraggio.

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Tribuna della memoria. Parte 2.

“…ci si chiede che fine abbia fatto Baresi, saltano fuori nomi strani… Stromberg, Centofanti, Zavarov, Lalas, Bruno, Otero; c’è perfino chi, folgorato in una sua personale Damasco, ricorda Daniele Zoratto, il mediano brevilineo e un po’ sgraziato che una volta fu convocato in nazionale, a trentatré anni suonati, da Sacchi ovviamente, e da Sacchi, ovviamente, si passa a Baggio…”

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I numeri 10. Zinedine Zidane

Zidane, il numero dieci disorganico e meticcio. L’altro grande genio francese, così diverso da Platini, eppure suo erede, saltando a piè pari proprio Roberto Baggio. Il suo numero dieci è una patria interrazziale. Egli è un rivoltoso taciturno. Caso unico di completezza tecnico-tattico-fisica – precisione, tiro, lancio, colpo di testa, possesso palla, visione di gioco, stazza, corsa, posizione – vince di tutto. Palloni d’oro, coppe del mondo, campionati. Vince anche la bruttezza, infondendo in un corpo di bestia la grazia di una bella. I suoi assist sono di una precisione stupefacente, sono cristalli di luce. Con la famigerata testata a Materazzi, infine, supera se stesso e il senso comune. Per una volta l’umano troppo umano dice no ed entra nella storia.

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Il sorriso di Mazzone

Qualcuno lo ha amato, poi, Baggio? Qualcuno gli ha voluto bene davvero? Uno Schillaci, un Hubner non potevano amarlo per i suoi assist: era gratitudine, stupore, quasi paura, ché come ha dato può togliere. Solo Mazzone poteva amarlo. Perché Baggio richiede dedizione, a Baggio non puoi far domande, e il tuo amore non sarà mai equilibrato, perché non importa quanto puoi star male tu, quello che soffre sarà sempre lui. E non importa quanto sarai bravo a schierare la squadra in campo, quello che farà i prodigi sarà sempre lui. A Baggio serviva un padre così vecchio e saggio da non poterlo invidiare: ci pensi tu Roberto? E Roberto ci pensa, prima cercando il mondiale, poi, ancora più bello, ancora più amato, continua a giocare e segnare, solo per la voglia di sentire ancora una volta quel dolore alle ginocchia e vedere quel sorriso sul volto del vecchio…
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Vincere un mondiale con Roberto Baggio

Roberto Baggio è stato una parentesi singolare nella storia del calcio italiano. Forse era un brasiliano o forse un alieno. Sicuramente era maledetto, perché non ha vinto. E meno male! Una vittoria con Baggio ai campionati del mondo sarebbe stato un precedente letale. Vincere con Roberto Baggio sarebbe stato un trauma troppo doloroso per lo spirito italiano. E sapete perché? Perché sarebbe stato troppo bello. Un mondiale con Baggio? Come avremmo potuto vivere da quel momento in poi? Saremmo finiti in un’illusione eterna. Saremmo impazziti, altroché!

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La tribuna della memoria. Parte 1.

D’un tratto ci si ricorda quanto era buffo Cerezo con i capelli ossigenati, saltano
alla mente le capriole di Faustino Asprilla e la papera di Zenga, il sale di Anconetani, l’acqua santa di Trapattoni o il trenino del Bari; ci si chiede che fine abbia fatto Baresi, saltano fuori nomi strani…

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